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La nuova era di Amd 12 Giugno, 2007

Posted by Netblade in Hardware.
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amd e ati Come tutti ben sanno, l’acquisizione di Ati da parte di Amd ha avuto una grande influenza nel mercato. Dopo qualche mese di riorganizzazione e produzione, Amd lancia una nuova linea di schede grafiche con processore R600 nominate Ati Radeon HD2000 quasi tutte con pieno supporto per le DirectX 10. Questa gamma si articola su dieci modelli in totale, si spazia da versioni per notebook: Mobility Radeon HD 2300, unico modello con una Gpu realizzata con processo produttivo a 90 nanometri e unico modello non compatibile con DirectX 10; le HD 2400 e HD 2400 XT progettate per il settore mainstream, ottime sia per prestazioni sia per gestione del risparmio energetico; fino alle versioni di classe Performance HD 2600 e HD 2600 XT per gli utenti più esigenti e il gaming avanzato. Le Gpu dei modelli HD 2400 e 2600 sono realizzate con processi produttivi a 65 nanometri, grazie al quale si ottiene un incremento nell’ordine del 60% sulle prestazioni per watt rispetto alla precedente generazione ed è implementata la tecnologia PowerPlay 7.0 per il risparmio energetico.
Per quando riguarda la grafica desktop i modelli mainstream sono due, Radeon HD 2400 e 2400 XT (Gpu clock rispettivamente 525 – 700 Mhz, memoria 256 Mb 400 – 800 Mhz) entrambe realizzate a 65 nanometri con 180 milioni di transistor, sono in grado di elaborare rispettivamente 4,2 o 5,6 Gigapixel/s, con un processing rate geometrico di 262-350 milioni di triangoli al secondo. I modelli di classe Performance HD 2600 e 2600 XT sono stati progettati per fornire un esperienza di gioco e multimediale completa senza spendere una fortuna. Incorporano 120 unità di Stream Processing, 80 in più delle 2400, la frequenza della Gpu sale rispettivamente a 600 – 800 Mhz e quella della memoria video (256 Mb) sale a 400 – 1100 Mh. I transistor salgono a 390 milioni e una capicità di elaborazione di 14,4-19,2 Gigapixel/s.
Ma il modello più atteso dagli “Extreme Gamers” è sicuramente la Radeon HD 2900 XT che si propone come concorrente della Nvidia 8800 GTS, con una vasta gamma di innovazioni e gestione ottimizzata dei flussi video e della qualità immagine, anche in alta definizione, ma che per prestazioni probabilmente delude un po’ le aspettative… Certamente due HD 2900 XT in parallelo con la tecnologia CrossFire potrebbero competere con due 8800 GTS oppure una 8800 GTX ma non la nuovissima 8800 Ultra, la cosa confortante è probabilmente il prezzo, la HD 2900 XT costerà circa 399 euro, niente male…

ati

Masterizzare una ISO da linea di comando 10 Giugno, 2007

Posted by Netblade in Howto, Tips & Tricks.
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burn Può capitare di rimanere senza senza il server X o il desktop enviroment, spesso quando si configurano programmi come Beryl e simili. Quindi si resterà con la buon vecchia linea di comando, perciò spesso è meglio scaricare un Rescue Disk (ad esempio SystemRescuecd) per salvare ciò che è salvabile e cercare di sistemare eventuali errori o conflitti.
Ma se non possiamo utilizzare programmi come K3b (per KDE) o GnomeBaker (per Gnome) come si fa? O con una distro Live oppure semplicemente si può masterizzare una ISO tramite la linea di comando utilizzando il programma cdrecord. Per potere operare con questo programma bisogna essere loggati come root.
Innanzi tutto, bisogna trovare l’indirizzo specifico per il vostro masterizzatore con
cdrecord -scanbusL’indirizzo SCSI è indicato con tre numeri separati da virgole, per esempio 1,1,0. Per masterizzare usare questo comando
cdrecord dev=1,1,0 -v /directory/della/iso.ISOPer semplificare il comando, è possibile salvare delle impostazioni predefinite nel file di configurazione /etc/default/cdrecord una linea per il vostro masterizzatore, ad esempio
Toshiba= 1,1,0 18 16MViene quindi assegnata una etichetta all’unità indicando l’indirizzo SCSI, poi il 18 sta per la velocità di scrittura e il 16M la dimensione del buffer da utilizzare.
Quindi ora potrete indicare con questa label il masterizzatore al posto dei parametri numerici, oppure non scrivere nulla aggiungendo nel file di config
CDR_DEVICE=ToshibaOra quindi è possibile masterizzare con questo comando
cdrecord -v /directory/della/iso.ISO

«Questa disputa su quanti brevetti violi GNU/Linux non ha senso» 6 Giugno, 2007

Posted by Netblade in Linux, News.
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copyleft In un intervista apparsa sul sito CNNMoney, due dirigenti dell’ufficio legale di Microsoft™©® hanno dichiarato che molti software Open Source, tra i quali GNU/Linux e OpenOffice, violerebbero circa 230 brevetti dell’azienda di Redmond.
La battaglia è ufficialmente cominciata, la Microsoft™©® si preparerebbe a chiedere delle royalty a distributori e utenti, ma tutti noi dobbiamo fidarci del parere di Eben Moglen, consigliere della Free Software Foundation e capo del Software Freedom Law Center, che sostiene la tesi per cui il software è un algoritmo matematico, per cui non è brevettabile.
Dello stesso parere è anche Carlo Piana, qui riporto la sua opinione:

Avere un brevetto non significa avere un diritto incontestabile. Proprio recentemente, una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha drammaticamente rigettato come illecita la diffusa pratica dell’USPTO di registrare brevetti di mera ricombinazione di tecniche esistenti. Nel campo del software, la gran parte dei brevetti si rifanno appunto a tecniche già note, riapplicate in campi diversi e in combinazioni diverse. E inoltre, è ancora tutta da dimostrare, in Europa come negli Stati Uniti, l’idea che il software in sé sia brevettabile. Finora molte sono state le pronunce negative. Infine – non è una sfida, ma una constatazione – ho dubbi sul fatto che Microsoft, come chiunque, possa gettare fango nel ventilatore, stando probabilmente dalla parte sbagliata di questo. Una volta iniziata la battaglia dei brevetti, non si sa dove possa andare a finire. Per me si finisce solo con l’arricchire gli avvocati (cosa peraltro non disdicevole in sé) e impoverire i fruitori del software, congelando ogni innovazione. Questa è la ragione per cui nessuno ha una gran voglia di usare i brevetti, né di rinunciarvi, come ai tempi della guerra fredda.

Dalla parte del Free Software c’è anche la Open Invention Network, nata dall’associazione di sei importanti aziende (IBM, Sony, Philips, Novell, Red Hat e NEC) per acquisire una serie di brevetti da usare come “arma” di risposta in situazioni come quella che si sta verificando.
Questa è una seria minaccia alla filosofia basilare di Linux, alla libertà del software e non può essere accettata.